Tecniche di manipolazione avanzata di immagine nell’edilizia e nel restauro

Una delle applicazioni tipiche dell’edilizia indagabile con la termografia è rappresentata dai distacchi di intonaco o di rivestimento.

In teoria si tratta di attività moderatamente semplici a patto di avere con voi una termocamera adatta, per immagini che richiedono comunque una buona (se non ottima) risoluzione spaziale, necessaria per “vedere” i dettagli.
Serve inoltre un ottimo occhio, soprattutto in fase di analisi.

Se avete tutta l’attrezzatura adatta basterà scegliere le condizioni giuste, andare sul posto ed aspettare, quando siete in esterno.
Tutto arriverà da solo, con il carico solare. E starà a voi, con la vostra esperienza e una attenta sintonizzazione termica, determinare i punti di criticità.

Tuttavia, nella vita di un “termografaro”, può capitare di imbattersi in un tipo di analisi molto più complessa, dove la normale formazione acquisita in aula potrebbe non essere sufficiente.

Lo dico perché molto spesso incontro colleghi che non hanno molta familiarità con tecniche di termografia attiva e tecniche di manipolazione avanzata di immagine, tecniche che dovrebbero essere invece appannaggio proprio di un operatore termografico certificato di livello 2 nell’ambito delle analisi complesse.

Immaginiamo quindi di essere stati chiamati da un cliente per valutare lo stato degli stucchi della sua meravigliosa villa di fine ‘800, già oggetto di lavori di restauro. Per questi lavori il vostro cliente nutre dei dubbi e si chiede, assieme al suo restauratore di fiducia, se è necessario provvedere con ulteriori attività di consolidamento.

Il soffitto è complesso, con struttura lignea, la casa è dotata di sistema di controllo della temperatura e umidità ed il restauratore pretende che non si vari troppo la temperatura all’interno (d’altra parte non ci sono solo gli stucchi ma anche altre opere d’arte, in quella casa).
Al più vi concede di aprire le finestre per mezz’ora al massimo, essendo un tiepido pomeriggio di inizio Marzo. Ha infatti valutato non pericolosa tale tipo di sollecitazione termica.

Ottimo, direte voi…e ora come faccio?

Beh, vi armate di una termocamera di quelle come si deve, la piazzate su un cavalletto e iniziate a scattare in time lapse.
Seguendo la teoria, aprite le finestre e iniziate a vedere cosa succede per capire se, raffreddandosi il solaio, qualcosa salta fuori.

Quando avrete scattato un po’ di immagini, diciamo un centinaio, dovrete mettervi a guardare…
…e qui casca l’asino.

Anche supponendo di avere un occhio clinico il confronto può essere complesso, l’analisi difficile.

Se però avete fatto le cose per bene e siete organizzati per una manipolazione avanzata delle vostre immagini, tutto può cambiare.

Avete una idea di quanto?
No?
Allora ve lo faccio vedere io.

Le immagini allegate rappresentano entrambe l’ultimo termogramma della sequenza di acquisizione

Nel primo caso l’immagine è osservata con il metodo classico, nel secondo con un sistema avanzato di elaborazione immagine, tramite un software da ricerca e sviluppo.

Standard Image Time lapse

Immagine termografica senza elaborazione avanzata

Advanced Image Time lapse

Imagine termografica con elaborazione avanzata

A seguire, i filmati delle sequenze time lapse con il sistema di analisi classico e quello avanzato.
(Mi scuso per la perdita di risoluzione del filmato).

Time lapse della fase di raffreddamento (sequenza non elaborata)

Time lapse della fase di raffreddamento (sequenza elaborata con tecniche avanzate)

Come potete vedere, nel caso di elaborazione con tecniche di analisi avanzata, si riescono ad evidenziare in modo estremamente più accurato tutti i dettagli fino a crepe praticamente invisibili ad occhio nudo.

Se servono spiegazioni ulteriori noi di DarkWave Thermo saremo lieti di rispondevi.

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