Termografia e teoria: per saperne di più

Termografia e teoria: cioè cosa dobbiamo davvero sapere a proposito di questa fantastica tecnica diagnostica quando pensiamo di applicarla o di cerchiamo un tecnico qualificato.

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Cosa è la termografia?

Lo avete letto migliaia di volte in un sacco di siti: “la radiazione infrarossa è emessa da tutti i corpi….”

Bene…non è quello che vogliamo raccontarvi noi.
O meglio, noi vogliamo raccontarvi di Termografia e teoria, ma ve lo racconteremo con parole nostre, non da Wikipedia…dicendovi quelle cose che possono interessare nel decidere se una ispezione termografica fa al caso vostro e come capire se il tecnico interpellato sa lavorare bene oppure no.

Qui di seguito troverete alcune notizie interessanti, aspetti tecnici che cercheremo di semplificare e suggerimenti utili per capire meglio la materia, se non siete addetti ai lavori.

Perché Termografia e teoria dell’infrarosso, anche se in modo molto semplificato, non possono essere tenute separate.

Anche se troverete un sacco di tecnici in giro e produttori di termocamere pronti a dirvi che per fare termografia basta acquistare una qualunque termocamera e puntarla contro un oggetto per conoscere la sua temperatura e risolvere tutti i problemi vostri e del cliente, questo in realtà non è proprio così vero.

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La Termografia prende la radiazione emessa dagli oggetti e la trasforma in una immagine in “falsi colori”, che l’occhio umano può distinguere.

I colori vengono associati a diverse intensità di radiazione, in modo che il tecnico capisca da dove arriva più o meno energia.

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Termografia-e-teoria-tubi-forno-di-raffineria

In pratica l’immagine termografica, il “termogramma”, non indica la distribuzione di temperatura degli oggetti ma come questi oggetti emettono radiazione infrarossa.

E non è affatto vero che oggetti alla stessa temperatura emettono tutti la stessa quantità di radiazione infrarossa!

La quantità di radiazione infrarossa emessa dipende anche da altri fattori, il più importante dei quali si chiama “emissività”.

Se due oggetti hanno la stessa temperatura ma hanno diversa emissività, l’oggetto che ha l’emissività più alta emetterà maggiore radiazione e quindi “sembrerà” più caldo quando lo guardate con la termocamera.

Se ci pensate la cosa non è così strana. Esistono oggetti caldi di cui percepite il calore anche a distanza, altri meno.
Questo dipende sia dal fatto che le temperature possono essere diverse, ma dipende anche dal fatto che la loro “emissività” è diversa.

E infatti, se cambiate le finestre con quelle di ultima generazione, vi diranno che le vetrocamere hanno uno strato “basso-emissivo”, cioè uno strato che vi farà disperdere meno calore.

Questo tipo di materiale, se lo guardate con la termocamera, apparirà come uno specchio della radiazione infrarossa e sarà difficile se non impossibile misurarne la temperatura.

Perché quando l’emissività dei materiali è bassa, misurare diventa praticamente impossibile perché sono degli specchi che vi riflettono la radiazione delle cose che stanno intorno.

Ma allora, come fa la termocamera a conoscere la temperatura degli oggetti?

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Con la termografia la temperatura degli oggetti viene calcolata a partire dalla intensità di radiazione che la termocamera percepisce.

E il calcolo viene fatto con alcune informazioni, i “parametri oggetto”, che il tecnico inserisce nella termocamera.

Se il tecnico non è preciso le letture della temperatura non saranno esatte.

Quindi se il tecnico termografico inserisce i dati sbagliati, che possono essere diversi anche tra punti diversi della stessa immagine, i valori della temperatura che leggerà sullo strumento saranno sbagliati.

E come fa il tecnico a conoscere i dati giusti?

Beh, se è un vero esperto saprà come stimare l’emissività degli oggetti che sta esaminando oppure la conoscerà per esperienza.

E conoscerà inoltre tutte le procedure per valutare gli effetti dell’ambiente circostante sull’immagine termografica.

Suona strano, vero?

Se ci pensate bene però non è così incredibile.
Se immaginate di fare una fotografia, i colori che avrete dipenderanno molto dalla luce circostante (infatti molte foto di moda si fanno all’alba o al tramonto).

Quando fate una termografia, siccome anche gli oggetti circostanti emetteranno radiazione infrarossa, non potete far finta che queste radiazioni “vaganti” non abbiano alcun effetto…perché poco o tanto lo hanno.

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L’operatore termografico esperto sa come determinare i giusti parametri da inserire nella termocamera per ricavare i valori corretti di temperatura.

E sta alla larga dai punti con emissività bassa.

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Ma è sempre davvero utile e necessario misurare la temperatura?

La risposta è no!

Per tantissime analisi non è necessario misurare la temperatura ma guardare “che faccia ha” l’immagine termografica, ad esempio nella ricerca di tubi, di infiltrazioni, per il controllo delle connessioni elettriche e per molto altro.

Prendiamo l’esempio di un elettricista che debba controllare delle morsettiere elettriche, magari con migliaia di fili.

Mica vorrete che li misuri uno per uno? Ci vorrebbero mesi e mesi e sarebbe un lavoro inutile.

Con la termocamera invece, l’elettricista controllerebbe i morsetti velocemente e aggiusterebbe solo quello “strani”, senza bisogno di misurare: se è strano di certo ha qualcosa che non va!

Si chiama “termografia qualitativa” e, a differenza della “termografia quantitativa” che misura la temperatura, guarda solo “che faccia hanno” le cose.

Nella termografia quantitativa la cosa più importante è che il tecnico termografico abbia la completa padronanza della materia e della termocamera.

Perché si deve concentrare sui “colori” che deve saper “manipolare” in modo adeguato per capire meglio i problemi.
Infatti, siccome i colori sono un modo convenzionale per rappresentare la radiazione, il tecnico può modificarli a suo piacimento per capire meglio il problema.

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Perché Termografia e teoria vadano d’accordo, la termocamera che si utilizza deve essere adatta allo scopo.

Le termocamere infatti hanno molta meno capacità di “vedere” i dettagli rispetto alle macchine fotografiche, quindi la qualità della macchina e la bravura del tecnico diventano fondamentali.

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Eh sì, perché se c’è un aspetto dove Termografia e teoria non possono andare scollegate l’una dall’altra è in quella che si chiama “risoluzione spaziale”.

Le termocamere hanno pochissimi pixel se le confrontate con le macchine fotografiche, cioè non sono capaci di distinguere bene i dettagli.

E se i dettagli non sono ben distinti la misura della temperatura diventa sbagliata e la comprensione del problema diventa impossibile.

La fotocamera dell’Iphone 6S, ad esempio, ha 12 milioni di pixel.

La termocamera portatile più costosa del mondo supera di poco i 700 mila…avete letto bene…700 mila.

Le termocamere mediamente vendute e usate in Italia non arrivano a 80 mila!!!

E quindi non vedono bene i dettagli.

Se il tecnico ha una termocamera non adatta a quello che deve fare, non solo non misurerà per bene la temperatura ma quasi sicuramente non capirà bene il problema.

E se pensate che questa sia una cosa di poco conto, sappiate che magari su quella lettura della temperatura o sulla ricerca di quella infiltrazione voi volete una perizia e magari volete pure aprire un contenzioso.

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Termografia e teoria devono sempre viaggiare insieme.

Una immagine termografica senza competenza e preparazione è solo una bella foto piena di colori.

Ma se si parla di arte forse avete sbagliato sito.

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