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La Termografia per la ricerca di infiltrazioni

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É ormai aperto e continuo il dibattito su quale sia la tecnica migliore per determinare la provenienza di fenomeni di infiltrazione di acque meteoriche e per la ricerca di perdite da tubazioni o scarichi.

 

Termografia e ricerca di infiltrazioni

 

Esistono convinti sostenitori della tecnica termografica ed un numero sempre più grande di società che affiancano la termografia a tecniche di diagnostica di tipo diverso, quali ad esempio i gas traccianti o sistemi a differenza di potenziale.

Iniziamo con il dire che ogni tecnica ha i suoi pro ed i suoi contro, primo fra tutti la tipologia di strumentazione e soprattutto la competenza dell’operatore che la usa.

E non si deve dimenticare che ogni tecnica è fortemente influenzata dal problema da determinare.

Inizio con il farvi un esempio pratico.

Poco tempo fa, in una struttura sportiva non lontano da casa mia, si è verificata una importante perdita dall’impianto di adduzione dell’acqua potabile che, per la tipologia di struttura, forniva l’utenza a diversi punti di erogazione.

Ora, la ditta interpellata ha immediatamente provveduto ad eseguire dapprima una prova con termocamera e successivamente con i gas traccianti insufflati nelle tubazioni. Entrambe le tecniche hanno dato esito negativo.

 

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Infiltrazione d’acqua all’intradosso di una terrazza

Potrebbe apparire strano che due tecniche come la termografia ed i gas traccianti, applicati alla ricerca di infiltrazioni di acqua, abbiano dato esito negativo.

Soprattutto perché più di una società fornisce i servizi di ricerca infiltrazioni con i gas traccianti decantandone tutti gli aspetti positivi a discapito della termografia.

In realtà la società in questione ha utilizzato entrambe le tecniche nella maniera usuale da essi adottata, senza considerare realmente le caratteristiche dell’oggetto osservato, cioè il solaio della struttura sportiva allagata. Tale solaio interpiano, riscaldato con il sistema a pavimento, vedeva nella sua struttura una membrana impermeabile capace di intercettare il flusso di gas dal tubo forato e di impedirne la diffusione immediatamente al di sopra della perdita stessa ma deviando tutto il gas verso il perimetro esterno del solaio stesso.

In pratica i gas venivano rilevati esclusivamente ai nodi solaio-parete.

Ugualmente, la termografia non permetteva una analisi attendibile poiché effettuata con il sistema di riscaldamento a pieno regime.

Inutile dire che la soluzione è stata demolizione della pavimentazione e del massetto ed il rifacimento di parte dell’impianto idrico.

Ora, direte voi: “quale sarebbe stata la procedura idonea?“.

Beh, in questo caso si sarebbe potuto provvedere ad arrestare il riscaldamento a pavimento e sfruttare la diversa inerzia termica del massetto bagnato rispetto a quello asciutto, osservando eventuali zone anomale con livello termico superiore alla media oppure, a raffreddamento avvenuto, insufflando aria calda nei tubi e verificando con la termografia eventuali zone riscaldate, indicanti il punto di perdita.

Ma allora potremmo chiederci: “la termografia è adatta alla ricerca di infiltrazioni? o forse lo sono i gas traccianti? o altrimenti, che cosa?

La realtà è che ogni tecnica, come dicevamo, va usata con “sale in zucca“, sempre!

Se ad esempio ci troviamo ad operare su un solaio che presenta una perdita ove non ci sono guaine né tubi, magari al penultimo piano di una casa, diventa difficile pensare di usare tecniche adatte alle guaine (ad esempio sistemi a differenza di potenziale) o adatte a tubi (ad esempio gas traccianti o aria calda), perché non abbiamo né tubi né guaine.

La figura seguente indica un caso tipico: una scossalina sul tetto era mal posizionata e, in determinate condizioni di pioggia e vento, si verificava una infiltrazione, solo che il tetto si trovava due livelli più in alto del punti in cui l’infiltrazione di manifestava!

 

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Infiltrazione proveniente dal tetto, due livelli più in alto

In questo caso la termografia si è rivelata l’unica tecnica rapidamente utilizzabile per la diagnosi dell’infiltrazione. Soprattutto non ha comportato interventi invasivi, che nessun condomino avrebbe tollerato nella sua proprietà.

Un’altra applicazione dove la termografia si rivela come insostituibile è, ad esempio, nella diagnosi della tenuta delle piscine interrate.

Come riportato nel precedente articolo:

http://www.darkwavethermo.com/termografia-infrarossi-diagnosi-delle-piscine/

É oltremodo impossibile utilizzare tecniche diverse per diagnosticare punti di perdita ed infiltrazione, se non la termografia, in un caso come questo: non c’era una guaina né possibilità di insufflare i gas al di sotto della piscina.

Ugualmente esistono casi, come in molti ATP, dove quasi sempre non vengono consentite prove invasive e quindi dove l’unica tecnica praticamente utilizzabile per la ricerca di infiltrazioni d’acqua è solo e solamente la termografia.

Se stiamo trattando, ad esempio, un giardino pensile su solaio di tipo “predalles”, siamo anche noi convinti che esistano tecniche diverse e talvolta migliori, tuttavia in alcuni casi non ne viene consentito l’impiego.

Esistono inoltre casi in cui la ricerca di infiltrazioni con la termografia viene resa necessaria dalla stratigrafia o dalle modalità di realizzazione della struttura analizzata, ad esempio quando vi sono più strati impermeabilizzanti sovrapposti: in questo caso i vari sistemi permettono, in genere, la determinazione della discontinuità presente sullo strato posto più in superficie, magari sulla membrana antiradici…mentre a noi interessa capire dove si colloca la discontinuità sulla membrana bituminosa a protezione del solaio.

 

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Giardino pensile con membrana antiradici forata per ispezione dello scarico

Nel caso riportato nell’immagine visibile qui sopra allegata, ad esempio, una verifica con i gas traccianti o con sistemi a differenza di potenziale avrebbe rilevato la discontinuità determinata dall’apertura nella membrana antiradici visibile in figura e non il punto di perdita nella membrana impermeabilizzante posta immediatamente al di sotto di quella.

E infatti i tecnici esperti in queste tecniche, una volta interpellati, hanno declinato la loro diagnosi.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che spesso la temografia si rivela vincente nella ricerca di infiltrazioni perché queste non provengono affatto da tubazioni o guaine, ma da scossaline mal posizionate, da serramenti mal installati, da cavi, antenne, tasselli o lastre di copertura, tutte situazioni ove è impossibile insufflare un gas o usare sistemi elettrici.

Qui la termografia si conferma unica ed insostituibile, checché se ne dica.
L’esperto (e noi, con un pizzico di orgoglio, lo siamo) è colui che sa consigliarvi il metodo migliore ed applicare le sue conoscenze ed i suoi mezzi per la risoluzione del vostro problema.

Non è pensabile che i guai determinati da un problema di infiltrazione siano sempre agevolmente risolti.

Queste tecniche funzionano se ben utilizzate all’interno del loro campo di applicazione, magari dopo aver tentato in modi differenti ed in momenti differenti.

E cerchiamo di essere onesti e sinceri…capita a tutti di fallire, ogni tanto!

L’importante è che il tecnico, in modo onesto e competente, cerchi sempre di venirne a capo, per quanto possibile.

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