[mc4wp_form id="5"]

Il tubo, questo “ragazzaccio”! L’impossibile termografia in un bagno.

6 m read

Mi viene spesso richiesto, ai corsi, da parte di chi deve effettuare indagini termografiche per la ricerca di tubazioni sia idriche che per il riscaldamento…

 

Il tubo, questo “ragazzaccio”!  L’impossibile termografia in un bagno

 

In particolare la termografia di un tubo in bagno, quale sia l’emissività da impostare nella termocamera per poter vedere dove passano i tubi.

E da altri allievi e colleghi viene invece mossa la considerazione che le piastrelle, a causa della loro “bassa” emissività, impediscono di individuare il passaggio dei tubi di cui si è disperatamente alla ricerca.

Ora, la prima cosa da premettere è che la termocamera “legge” la radiazione termica proveniente dalla superficie degli oggetti.

Quindi per prima cosa bisogna cercare di “differenziare” la zona dove passa il tubo da quelle circostanti facendo passare acqua calda o fredda, in modo da alterare localmente la mappa termica della zona esaminata.

Se l’effetto della presenza del tubo, quindi il riscaldamento o raffreddamento delle strutture in sua prossimità, è sufficiente a generare una variazione nell’energia radiante emessa dalla superficie verso la termocamera, in dipendenza anche della risoluzione termica della termocamera stessa, allora c’è qualche buona probabilità di vedere dove passa il tubo. Altrimenti già in partenza, senza tentare di applicare tecniche di analisi termografica avanzata o “estremizzando” l’effetto dato dal tubo, il percorso del tubo stesso non sarà rilevabile.

In altre parole, se il nostro tubo sarà in grado di influenzare il livello termico della superficie analizzata e quindi la sua radiazione emessa, allora saremo già ad un buon passo avanti.

Questo, ovviamente, se la nostra termocamera sarà abbastanza “sensibile”.

Purtroppo, in genere, il tubo lo vado a cercare in un bagno, sfortunatamente maledettamente piastrellato.

E le piastrelle, secondo molti, hanno una “bassa emissività” Ma questo è assolutamente falso!

Le piastrelle non hanno una bassa emissività, perché il valore di emissività dei materiali utilizzati è solitamente maggiore di 0.8. E 0.8 non si può certo definire una “bassa” emissività (cosa dovremmo dire allora di un alluminio o di un rame, che presentano emissività abbondantemente inferiori a 0.15 se non addirittura inferiori a 0.10 e che molti “pretendono” di misurare nelle cabine elettriche?).

Il problema è che le piastrelle si comportano come “riflettori speculari”, cioè come gli specchi fanno chiaramente vedere, in modo netto, cosa stanno riflettendo.

Non è che gli altri materiali non riflettano. Semplicemente riflettono in modo “diffusivo” e quindi tendono a sfumare la radiazione degli oggetti circostanti che si riflettono sulla superficie di analisi, riducendo in modo notevole la possibilità di percepire il disturbo dato dall’ambiente attorno a voi.

Purtroppo, siccome noi dobbiamo cercare una traccia molto flebile, anche un minimo riflesso netto ci causa un enorme fastidio.

La cosa curiosa è che se parliamo di un campo fotovoltaico l’emissività del vetro si colloca su valori similari ed il vetro è di certo un “riflettore speculare” ma nessuno si lamenta mai che l’emissività del vetro sia bassa (a proposito, in alcune termocamere il valore del vetro indicato nelle tabelle incluse è errato!) perché quando si tratta di vedere una cella calda, con l’energia riflessa del cielo sereno uniforme alle spalle (corrispondente ad una radiazione di un corpo estremamente freddo) nessuno ha difficoltà a vedere il problema.

Ma in un bagno è diverso…la temperatura apparente riflessa delle pareti circostanti è molto simile alla temperatura apparente della nostra parete e quindi basta un minimo disturbo, la presenza di una persona o di qualunque altra cosa che irradi un poco di più o di meno per complicarci maledettamente l’analisi.

E allora che emissività dobbiamo impostare per vedere il nostro tubo?

Qui casca l’asino.

Per vedere il vostro tubo potete impostare l’emissività che volete, a meno che il vostro intento non sia misurare esattamente la temperatura del muro nella zona dove passa il tubo.

Voi direte: “Ma come?”

“Certo”, vi dirò io.

Perché il fatto che voi vediate il tubo o no non dipende dai parametri che impostate nella termocamera ma solo dal fatto che una zona irradi più radiazione dell’altra.

E se una zona irradia più dell’altra la termocamera è in grado di percepire questa differenza, se la sua risoluzione termica è sufficiente per lo scopo.

Come possiamo fare, allora?

Beh, la prima cosa è rendersi conto che stiamo facendo una analisi di tipo “qualitativo”, in cui non ci interessa realmente sapere la temperatura del muro ma solo dove passa il tubo.

Quindi per convenzione impostiamo l’emissività al valore 1 (almeno in ogni caso non vedremo valori troppo strani della scala termica a lato) sapendo che non ci interessa calcolare la temperatura del muro ma solo vedere dove il muro irradia un po’ di più o un po’ di meno.

Una volta fatto questo la cosa importante è saper eseguire una ottima “sintonizzazione termica”.

Perché è questa l’operazione fondamentale per cercare di capire bene dove è il “problema del tubo” nel vostro termogramma.

La “sintonizzazione termica” non è altro che l’operazione manuale di regolazione dei limiti della scala di temperatura apparente (quella a destra dell’immagine, per intenderci) in modo da posizionare tutti i colori a disposizione sulla nostra zona di interesse, per massimizzare il contrasto dell’immagine.

Insomma…regolo, con i pulsanti o il joystick della termocamera, il limite massimo ed il minimo della scala stringendoli il più possibile, in modo che solo la zona che mi interessa abbia i colori e tutto ciò che emette più o meno radiazione della zona interessata mi appaia “saturato”, cioè bianco o nero.

Se poi non mi basta si può provare a cambiare la tavolozza (supposto che non lo si sia già fatto) utilizzandone una ad alto contrasto, tipicamente quella arcobaleno, oppure a passare alla scala di grigi con aggiunta di una bella isoterma di colore tipicamente verde.

Se questo ancora non basta e vi fanno smontare l’impianto potete anche insufflare aria calda (a patto di avere l’attrezzatura per farlo), così il tubo dovrebbe vedersi meglio.

Qualora vogliate fare un tentativo estremo e minimizzare al massimo il disturbo dell’ambiente circostante avete la possibilità di modificare la superficie di analisi con un materiale a maggiore emissività ma, soprattutto, con un comportamento da “riflettore diffusivo”.

Idealmente un rivestimento in materiale plastico quale il PVC, di spessore ridotto per non aumentare l’isolamento termico della parete, potrebbe essere utilizzato ad esempio per le pareti.

Per quanto riguarda il pavimento un’altra soluzione percorribile potrebbe essere l’utilizzo di segatura sparsa sul pavimento e facilmente rimovibile con un normale aspirapolvere. Andrebbe potenzialmente bene anche un tappeto ma il suo spessore potrebbe diventare un ulteriore problema.

Ricordatevi tuttavia che perché il tubo si possa vedere è necessario che la sua presenza sia in grado di influenzare il livello termico della superficie del pavimento o del muro. Quindi se l’isolamento, la profondità o la differenza di temperatura tra il tubo e i materiali circostanti non sono adatti, probabilmente il vostro tubo non lo troverete mai.

Se, ad esempio, tutto il muro e l’acqua sono alla stessa temperatura, scordatevelo!

A volte, come nel termogramma allegato, serve un po’ di fortuna.

Riuscite a vedere il piccolo rivolo caldo che corre dietro le piastrelle alla sinistra in basso del lavabo?

(PS…quello riflesso sulle piastrelle sono io…)

Quello è il rivolo di acqua che cola dalla parte inferiore del lavabo lungo il tubo e passa dietro alle piastrelle.

A proposito…state attenti ai raccordi ed agli stacchi (che appaiono in genere sempre più caldi anche se stanno benissimo) e non dimenticate che spesso è difficile che i tubi sotto traccia abbiano una distanza costante dalla superficie esaminata e quindi è normale che la traccia del tubo abbia zone con livello termico più o meno elevato a seconda di quanto il tubo passa vicino alla parete o di quanto la traccia sia stata riempita accuratamente.

Queste qui sotto, per esempio, non sono perdite. La loro forma è troppo regolare e in genere l’acqua non ha un comportamento regolare. E’ vero che sul muro di destra si vede umidità ma i due punti di anomalia corrispondono ad un manicotto e ad un raccordo a “T”. La perdita è più indietro e l’abbiamo trovata ma i tubi erano talmente rovinati che si è deciso in ogni caso, alla fine, di rimpiazzarli e quindi siamo certi che questi siano un manicotto ed un “T”).

 

La perdita è invece quella dell’immagine di copertina di questo post. Anche in questo caso c’è un “T” ma la forma è molto più irregolare rispetto a quella dell’immagine allegata qui.

Per il resto, che dire…

Buon lavoro.

E per qualunque necessità di aiuto contattateci pure.

Luca

No tags

Share this article

3 Comments
  • Geom. Angelo Colina
    giugno 16, 2015

    Ottimo articolo.
    Vorrei dare qualche altro suggerimento, essendo costantemente impegnato in queste tipologie di ricerche.

    Quando ci troviamo in locali iastrellati è molto riflettenti, prima di cominciare a ricercare la perdita è opportuno valutare tutti gli elementi ambientali che determinano fastidiose temperature riflesse (compreso operatore e curiosi).
    Una volta valutate tutte le interferenze si procede a trovare accorgimenti opportuni per ridurre i riflessi comprendo gli oggetti o elementi costruttivi con asciugamani, teli e quant’altro.
    Quando possibile il rilievo deve essere con impianto caldaia spento questo permette di eseguire una mappatura termica neutra. Questo accorgimento è necessario perché ristagni d’acqua sotto i rivestimenti potrebbero dare dei falsi positivi. L’acqua intrappolata dietro le piastrelle si riscalda per conduzione non appena apriamo i rubinetti dell’acqua calda. Aventi preventivamente eseguito una mappatura a freddo saremo in grado di meglio valutate i termogrammi.
    Un’altro trucco è di collegare le tubazioni di acqua calda e fredda in unico circuito tenendo aperti i rubinetti, e per magia potremmo mappate tutta la rete idrica, se fortunati anche di trovare la perdita. Se ciò non è possibile eseguire il rilievo con metodo attivo cioè pre riscaldando le superfici con lampade ad infrarossi o altr sistemi alternativi. Attenzione ai valsi positivi di vuoti tra piastrelle e tubazioni.

    REGOLA BASE:
    Prima cerca tutti i riflessi e dopo il danno

    Buon lavoro

  • Davide Canino
    giugno 16, 2015

    Ciao Luca,
    Complimenti per l’articolo, irriverente e professionale al tempo stesso. Mi piace! 🙂

    Volevo chiederti una cosa, come mai nel termogramma di copertina dove individui la perdita, non si vede la traccia del tubo?

    Buon lavoro..continuerò a seguirti! 😉

    • Luca Del Nero
      giugno 16, 2015

      Ciao Davide,

      l’articolo è semplicemente la “risposta” alle domande che mi fanno ai corsi…mi piace la definizione “irriverente e professionale al tempo stesso”. Ti ringrazio.

      La traccia del tubo si vede, in realtà.
      E’ un raccordo a “T” e due braccia del T si vedono chiaramente (sono tubazioni metalliche isolate) inclinate di circa 45° mentre il terzo braccio entra sotto il tramezzo in alto a sinistra, proseguendo poi nel termogramma che vedi a fine articolo, andando prima nel manicotto e poi nel secondo T.
      Sono stato chiaro?

      Ho in serbo altri interessanti spunti di riflessione, sia per edilizia che industria.
      Resta sintonizzato!

      Luca

What do you think?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *